IN inciampi, vissi di amore

lì, mercoledì, 17 giugno 2009 ore 23:13

[ Addio ]

 

Se tu sei nato in stravaganza,

E l'Invisibile al tuo occhio non manca,

Per diecimila giorni e notti avanza

finchè la neve del tempo ti imbianca.

Al tuo ritorno mi racconterai

Le meraviglie del tuo viavai.

( Da "Canzone" di John Donne )

 

Buonanotte, tesoro mio. Dormi bene. Addio.
Coraggio, nobiltà e occhi azzurro-luna.
Mia piccola guerriera impavida, addio.

AstroDelMattino

 

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IN assurdità, inciampi

lì, mercoledì, 29 ottobre 2008 ore 17:49

 

Non scrivo sul blog da un sacco di tempo. Tanto. Lo dimostra il fatto che mi abbiano perfino HAKERATO.
Non è che non volessi scriverci più, anzi. Lo guardavo e mi ripromettevo di farlo per poi rimandare con quella nostalgia languida che si ha sempre per le cose lontane. Mi sembrava romantico.
...non è vero. Sono solo pigra.

Il punto è che c'è in giro tanta di quella gente che spara cazzate che mi hanno costretto a scrivere. Senza nessun riguardo per la mia accidia e il mio romanticismo.
Avrò tempo e modo di sciacquarmi lo stomaco sull'argomento e definire quali trebisonde stanno ormai andando per margherite. Per il momento mi limito a riportare delle cosine deliziose che dovete leggere.
Dovete. Se io scrivo dopo mesi, ci sarà pure un motivo, no?
Cominciamo con questa, che è carina. L'ha detta un certo Cossiga in una rassegna stampa, non il mio idraulico. ...sebbene il mio idraulico stia avendo una parte sempre più attiva nella mia vita, ultimamente.

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio

Eh! Questa è democrazia! Del resto l'aveva già detto Oscar Wilde.
Democrazia non è altro che far bastonare il popolo, dal popolo in nome del popolo. Ecco che l'abbiamo smascherata.  Ecco, infatti.
Poi abbiamo qualcuno che ci aveva già visto chiaro mezzo secolo fa. Tiresia? Laoconte? Cassandra?
No *C*
Pietro Calamandrei!

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo era il discorso pronunciato da Pietro Calamandrei al III congresso in difesa della scuola nazionale a Roma l'11 febbraio del 1950.
Ricorda qualcosa solo a me? *C*

Vabbè. Avrei voluto riaprire con qualcosa di meno bestiale, come il post su Rhada e la Viverna che ho scritto con Kanon quest'estate.
Che comunque sarà il prossimo. Nespola, te lo prometto. Intanto cito la tua fonte per l'incazzatura di oggi.

AstroDelMattino

 

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IN pensieri notturni, inciampi, vissi di amore

lì, venerdì, 20 giugno 2008 ore 16:08

 

Egli ci ha conosciuti tutti
e tutti ci ha amati.
Sappiamo, in questa notte di inverno,
da un capo all'altro,
dal polo tumultuoso al castello,
dalla folla alla spiaggia,
di sguardi in sguardi,
le forze e i sentimenti esausti,
invocarlo e vederlo,
e allontanarlo,
e sotto le maree e al sommo dei deserti
di neve, seguire le sue visioni,
i suoi respiri, il suo corpo, la sua luce.

Genio, Arthur Rimbaud
- a Stefano Benassi -

AstroDelMattino

 

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IN pensieri notturni, inciampi, vissi di amore

lì, mercoledì, 18 giugno 2008 ore 12:11

 

A Stefano.

Non dissero nulla, ma molti sospiri.
oh, il Vento e la Pioggia
che desideravano morire come lui
Senza macchia.

Love Dirge


Morendo mi lasci sgomenta.
Mia stirpe, senza essere del mio sangue.
 Ero al sicuro anche solo a sapere che c'eri, tu, con il potere di donare la forza nelle tue mani grandi. Mi lasci senza farti vedere, in punta di piedi, dopo dieci anni di sorrisi in cui ti occupi di me.
Senza chiedere niente.
Senza lasciarmi ricambiare l'enormità di quello che hai fatto, il calore che sei stato - tiepido e senza riserve, senza eccessi - Generoso e immenso. Sempre.
Tu non sai che terrore abissale ho di vederti e poi non vederti mai più.

AstroDelMattino

 

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IN pensieri notturni, inciampi

lì, lunedì, 21 aprile 2008 ore 01:02

 

Quando la vocina negli altoparlanti è risuonata per tutto l'intercity - le cose più assurde ti succedono sull'intercity: se prendi un regionale o un eurostar andrà tutto bene - il contenuto del messaggio è stato più o meno questo: "A causa di un investimento nella stazione di Modena, il treno rimarrà fermo nella stazione di Rubiera a tempo indeterminato". Erano le undici di sera. Sarebbe ripartito ottanta minuti dopo.
In quegli ottanta minuti ho dormito.
Ho letto tre volte un fumetto orribile sotto tutti i punti di vista ( è la stroria di un cane che diventa donna in un modo assurdo per conquistare un ragazzo ) e che è al centro di una sfida tra me e questa creatura.
Ho dato più di un'occhiata al mio vicino di poltroncina, vestito come uno sfigato, ma che sotto i vestiti non lo sembrava affatto.
E, ricorrentemente, pensavo che "A causa di un investimento" a meno che i treni non fossero abituati a giocare in borsa, sembrava essere una motivazione piuttosto macabra.
Molto macabra.
Il fatto è che episodi del genere non sono nemmeno poco frequenti. Gli investimenti. Che poi si traducono per lo più in persone che si gettano più o meno spontaneamente sotto i treni.
Episodi del genere non sono poco frequenti e il più delle volte capitano a Modena.
Che bello.
Ottanta minuti alla stazione di Rubiera.
Poi l'intercity tenta una mossa audace e riparte. Dando sfoggio di una velocità da ghepardo, tra le altre cose: andrei più veloce a piedi.
Cinque minuti così poi si ferma di nuovo. Di nuovo.
Io, che non ho intenzione di iniziare quel fumetto ancora una volta e che sono in principio di ipotermia - ho sempre freddo, ultimamente -  mi alzo e veleggio verso il finestrino.
Avvicino il viso al vetro e metto le mani a coppa ai lati del viso per vedere nel buio dall'altra parte.
E lo vedo.
Lo  vedo bene.
Mi rendo conto di essere impallidita perchè mi vedo riflessa sul vetro che ha dietro la notte, e che ho fatto due passi indietro.
Il treno si è fermato in una posizione davvero strategica: guardo giù e, dal buio, emerge un mezzo corpo umano. Mezzo, tranciato a metà sulla linea perfetta della rotaia. Dove sia l'altra metà io questo non lo so. E' un uomo o una donna? Quanti anni ha? Perchè sono passati ottanta minuti e quel corpo è ancora lì, più al freddo sicuramente di quanto lo sia il mio? Quel mezzo corpo.
Immagino che viso possa avere e quanto grandi potessero essere le sue mani, senza alcun motivo. C'è solo un braccio, in quel mezzo corpo, e non vedo la mano, nel buio. Immagino lo schianto che può averlo ridotto in quelle condizioni. Chissà se si è buttato. Perchè, poi? Magari ci pensava da un po', oppure è stato l'impulso di un momento. Com'è possibile che un treno ti tagli in quel modo perfetto, con la nettezza con cui ti recide dal mondo? Penso cose sciocche e ignobili, perchè non sono mie e non è rispettoso guardare chi è morto in quel modo così netto e che è ancora dimenticato accanto alle rotaie.
Ho indietreggiato ancora, credo, ma i treni sono quelli che sono e più che aderire con la schiena al vetro dello scompartimento dietro di me, poco ho potuto fare.
Sotto, ai binari, si sono avvicinati al corpo un uomo e una donna. Tutti e due con i giubbetti arancioni del pronto intervento o di robe simili.
Lei ha spiegato un lenzuolo, guardando in basso con distacco. Sì, insomma, chissà quanti ne ha visti. Ne ha passato un lembo al collega. Hanno coperto insieme quei poveri resti e lui ha alzato lo sguardo distrattamente al treno che aveva davanti. Mi ha visto credo. Dopotutto io ero alla luce quanto loro nel buio. Mi è parso - ma non potrei dirlo con certezza - mi è parso che mi guardasse vacuo, come a dire che le cose vanno anche così, che è una merda un po' tutto e che anche se il mondo gira ancora, insomma, è un po' desolante.
A me è venuto da vomitare. Non guardavo per curiosità, gli avrei voluto dire. Anche se probabilmente rimanevo lì per quello. Per il fascino orribile di una morte così netta e crudele. Delle domande che mi faceva bussare alla mente ancora intorpidita dal sonno, da un fumetto stupido, dal mio bel vicino di posto in abiti da sfigato. A chiedermi se alla fine avevo visto davvero quel corpo spezzato o lo avevo immaginato soltanto. Ma allora cosa c'era sotto quel lenzuolo bianco che aveva la potenza di uno schiaffo, in tutto quel buio?
Immaginavo ancora che faccia potesse avere, sotto al lenzuolo o altrove. Se era morto buttandosi e chiudendo gli occhi, come chi si tuffa da uno scoglio, o se li avesse aperti e stolidi come la bocca, spalancata nell'impatto.
Il treno è andato avanti con la sua velocità da ghepardo, che a scendere sarei andata più veloce a piedi - non che brillassi d'entusiasmo all'idea di scendere, in realtà - ed è passato in quel territorio franco di surrealismo che è Modena di notte. C'erano donne in lacrime sul primo binario. Avevano un velo colorato in testa e panni stretti intorno al corpo. C'era la polizia e qualcuno con giubbetti arancioni e l'aria stanca. Poi il treno è ripartito, sfibrato.

AstroDelMattino

 

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IN pensieri notturni, assurdità, inciampi

lì, lunedì, 01 ottobre 2007 ore 00:36

 

Torno adesso da una giornata splendida.
Il fatto è che torno e trovo mia madre che ha avuto anche lei una giornata splendida. Ha comprato un ciondolo d'argento e di pietra dura, una pietra verde. Non saprei dire quale.
Me lo fa vedere. Mi chiede di aiutarla a fare un nodo, per poterlo indossare.
Io sono appena tornata, dicevo. Lo prendo in mano, studio la situazione, e intanto vado in bagno, che la tengo da tre ore, in treno, che i bagni di Trenitalia sono qualcosa di perturbante.
Quando esco dal bagno sono soddisfatta e serena: ho perfino fatto per mia madre il nodo al laccetto, in modo che si possa stringere e allargare a piacimento.
Lei se lo mette e se lo guarda, le piace.
Passano pochi istanti e comincia il dramma tragico epico e morale di questa notte borghese: il nodo va bene, ma sull'intelaiatura d'argento sbalzato c'è un'incrinatura.
Cosa ho fatto? Come ho fatto a fare quell'incrinatura? Dove l'ho messo? L'ho fatto cadere?
Certo. Notoriamente io ho proprietà cosmogoniche che attuo per incrinare gli oggetti di mia madre. Non vedo l'ora di rovinarle i gioielli e mettermi in queste situazioni. Io vivo per momenti come questi.
Non bada al fatto che per produrre quel danno io avessi dovuto scagliarlo con forta a terra, o colpirlo con un martello. Si lamenta del fatto che gliel'abbia portato via, in bagno, e gliel'abbia rotto.
Le faccio notare, irritata ( dopotutto sono uscita di casa stamattina alle sette e sono stanca: il fatto che abbia trascorso una bella giornata non vuol dire che io debba pagarne per forza le conseguenze una volta rientrata), che le ho fatto un favore. Che le ho sistemato il ciondolo appena oltrepassata la porta di casa. Che non sono nemmeno potuta andare in bagno, prima. Forse non rendo l'idea. Era una cosa urgente.
Lei rincara la dose e dice che qualunque cosa io tocca, la rovino irrimediabilmente.
Poco dandisticamente, io ribatto gridando. Ho sbagliato, ma ci sono cose che feriscono anche me, per quanto io sia insensibile e anestetizzata, nel mio intimo epidermico.
E lei non sopporta che io gridi.
Il mio urlare le fa perdere la concentrazione e taglia inavvertitamente il cordoncino nel punto vitale che tiene il ciondolo insieme, invece che eliminare la parte che eccede.
Scatta la lite. E' colpa mia.
Io grido di più. Io non so difendermi in altro modo. Non sono forte come fingo di essere e aggredisco nel modo dei deboli.
Come sempre, in casi come questi, si sfocia nei problemi più seri, quelli che stanno dietro: la verità è che io sono la figlia che non vuole. Io sogno troppo e non ho i piedi per terra. Devo ringraziare lei che mi mantiene. Sono una figlia ingrata, una figlia di merda: non si ricorda più che è lei che mi da i soldi per la parrucchiera e per l'autobus, che mi paga l'univeristà?
A questo punto, come da copione, succedono delle cose: il mio orgoglio balza audacemente in avanti. Non voglio soldi da lei, se devono essere rinfacciati. E lei mi rinfaccia tutto. E' per questo che chiedo il meno possibile. Le dico che i soldi se li può tenere. A questo punto, i soldi se li riprende. Per l'autobus e per la parrucchiera. Vabbè.
Tra l'altro, so che me li darà di nuovo, domani o dopo domani, quando la furia le sarà smontata.
Solo che io non avrò molta voglia di riprenderli.
Per quanto finga di esserlo o di volerlo essere, io non sono una puttana.

E, come da copione, mio padre, che ne ha piene le palle più di me, fa a fumare sul balcone.
Questo scatena altra ira.
Sono davvero una merda: far fumare tanto mio padre. Non ho sentimenti. Non ho gratitudine. Non voglio bene a nessuno. Sono la discordia incarnata. Sono diabolica. Alla fine farò i conti con Dio per via di questo mio comportamento.
Invece di esserle grata e di capirla, lei che mi ha mandato mio padre a prendermi in stazione perchè non mi succedesse niente, a mezzanotte. Come posso essere così meschina? Non l'ho nemmeno ringraziata per quello. Io avevo ritenuto sufficiente ringraziare mio padre. Dopotutto lui, non lei, è venuto a prendermi e non è rimasto con il culo al caldo.
Mi girano i coglioni. Poco educatamente, lo riconosco, ma con molta soddisfazione, le faccio notare che se sta mettendo in scena quella tragedia all'Euripide per un'ammaccatura ad un gioiello di cui non sono responsabile, allora vuol dire che la sua adorata trebisonda è andata per margherite e che se è meglio se chiude la ciabatta.
Lei risponde intimando di guardarmi allo specchio. Sono orrenda e lo sarò sempre, le faccio schifo e le faccio del male. Non ho niente nella vita e non avrò mai nulla, perchè sono il peggio del peggio. Mi pioveranno addosso solo sciagure. Del resto, altro non merito. Quando smetterò di spendere la vita in puttanate e fare qualcosa di serio? Doveri essere più buona, gentile, comprensiva e avere gesti d'amore.
E a me che era parso di averefatto un nodo ad un laccetto, questa sera, appena varcata la soglia di casa.
Doveri non far fumare tanto mio padre. Dovrei portare armonia, e invece sono la rovina.
Mi fa segni della croce in testa. Sono una creatura del diavolo.
Chissà che non incenerisca, eh?
Sarebbe divertente, quasi, ma è l'una e mezza di notte e ieri avevo la febbre per avere dormito tre ore in tre notti. Perchè ho dato due esami i tre giorni. Perchè voglio finire questa università del cazzo, trovare un lavoro e una casa e non dover chiedere a nessuno nemmeno un euro.
Magari detta così fa patetico. Ma io sono una stronza, non Cenerentola. E la prossima volta si tiene i suoi soldi e il suo cazzo di nastrino se lo fa da sola.

AstroDelMattino

 

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IN pensieri notturni, inciampi

lì, venerdì, 28 settembre 2007 ore 01:08

 

"Non si hanno per gli esseri immaginari gli stessi riguardi che si devono agli esseri reali"
( Diderot )

No, infatti.
Non di norma, almeno, che gli esseri immaginari prendono nome, volto e carattere su una pagina o nella mente. Che senso avrebbe avere riguardo per chi non esiste? Per una maschera vuota?
Ma una volta 'maschera' si diceva persona.
E ogni maschera è simbolo.
E chiunque voglia spingersi sotto e cercare il simbolo lo faccia a proprio rischio. E' una delle poche cose che immagino pronunciate da Wilde senza ironia, senza umorismo: ma con quel rispetto sussurrato per le cose sacre. Le cose che non si possono esprimere.
Io mi spingo sempre sotto. Perchè sono incosciente. Perchè ho in me quello sbando luciferino di chi vuole superare la luce in splendore. Perchè non sono innocente: io cerco il mito.
E per ogni maschera che ho messo, per ogni pietra che ho sollevato, per ogni urna che ho aperto e simbolo che ho spiegato, io ho pagato in luce e sangue.
Tutte le vite svelate e baciate sono state la mia.
Io ho avuto ragione di ogni sfida e torto di tutti gli amori. Ho sentito l'esistenza con i mille cuori di mille personae.
E per ogni loro ferita, sono stata ferita io.
Per ogni lacrima, ho pianto io.
Per ogni morte, sono morta io.
Come dice Isabella, cose d'alta magia non ferirsi mai.

AstroDelMattino

 

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IN assurdità, inciampi

lì, mercoledì, 05 settembre 2007 ore 17:56

 

Tra tante cose, questa non me l'aspettavo: la sorpresa è arrivat ieri, affascinandomi e strusciandosi al mio lato esteta-egotista.
Mi trovo oggi a sfoggiare la nuova veste che sventola alta la bandiera di Artie.
E tutto grazie a questa creaturina magnifica qui, con l'aiuto di questa dolcezza, che mi ha lasciato a sbavare davanti allo schermo con la promessa di coprirle di baci.
Non è un semplice template: è una falange di un trittico che ucciderebbe con la sua magnificenza chiunque dotato di senso poetico ed estetico.
Quindi una piccola parte di voi morirà, poichè ho intenzione di mostrarveli insieme.
A tal proposito non preoccupatevi: non ci saranno troppi caduti.
Rucci sfoggia Verlaine: "Rimbaud ha tanti fan solo perchè era biondo: I support Paulie."
Io, grazie alla generosità delle stelle suddette, peroro, si fa per dire, la causa Rimbaud: "Io ero biondo e questo mi pare più che sufficiente: I don't need to support Artie."
Gucci sceglie la terza strada della diatriba, abbracciando le scelte di parruccheria di un giovane Baudelaire che, tinto di verde grazie a discutibili sostanze chimiche, infestava i salotti letterari ottocenteschi: "Io non avevo bisogno di essere biondo: io mi tingevo di verde: Charlie doesn't need your support."
No, dico, vogliamo parlarne?

Detto questo, quello che, a causa di una leggenda metropolitana nata questo capodanno ( e che, invero, non ho la minima intenzione di raccontare ) si è preannunciato come l'Anno della Renna, si è rivelato un anno di sfighe da gettare alle fiamme. Tutto ciò che di negativo poteva succedere è successo.
E con orrore sono consapevole che ancora non è finito.
Senza scherzi, c'è così tanto dolore nell'aria che è palpabile.
Per più di un motivo, ho una ferita aperta.
Per più di un motivo sono vicina a questo splendore, che non voglio che mi lasci e che ha tanti, troppi pensieri, ai miei due tesori, questo e questo che non se la passano ninte bene e vorrei abbracciare.
Ancora a questa meraviglia, che non sa che meraviglia è e si ostina a non comprenderlo e a cui prometto grandi sogni in punta di penna e di spada.
A questa impavida tenerezza, che vorrei aiutare e non riesco.
E anche a questa dolcezza che, come me, si scontra. E che mi manca.
Baci, a tutti gli altri.
Anche a quelli che sono caduti davanti alla magificenza del trittico e, che grazie alla perfezione del loro animo, si riprenderanno.

AstroDelMattino

 

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IN assurdità, eroismi, inciampi

lì, sabato, 01 settembre 2007 ore 17:49

 

E' che alla fine, così, rimangono pochi posti dove i sogni siano ancora puliti. I sentimenti, che hanno il potere assoluto da sempre, da morti o morenti incrostano le superfici.
Ma io lo sapevo che era rischioso.

AstroDelMattino

 

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IN inciampi

lì, martedì, 03 luglio 2007 ore 06:17

 

Di notte, sveglia, sento la solitudine. Non la sentivo quando Mitch il Magnifico viveva, e si acciambellava sul divano in un quieto russare, attorcigliandosi nella coda e nei sogni.
Da quando è morto la notte rende le stanze fin troppo buie. Fin troppo vuote.  Poichè i miei sono in ferie, la casa è solo mia, questa settimana, e l'aspettavo perchè da sola ho sempre goduto della mia compagnia, soprattutto nellle giornate calde e nelle notti di luna.
Solo, senza Mitch il Magnifico, restare sola ieri notte è stato spinoso e insignificante.
Oggi, nel pomeriggio, tornando sulla strada alberata ho trovato Magritte. Un passero credo. Così piccolo che non sapeva volare, a stento si reggeva in piedi. Era caduto dal nido e pigolava cose strane.
L'ho notato perchè l'uomo che camminava davanti a me ha sterzato bruscamente per non calpestarlo e io stessa, al telefono, ci sono quasi franata addosso.
L'ho portato a casa.
Avrei voluto che restasse.
Ma non per via delle mie solitudini senza Mitch il Magnifico.
Avrei voluto che restasse perchè avrei voluto vederlo vivere. Perchè era tenero e coraggioso, stasera, mentre si aggirava sulla scrivania, zampettando sulla tastiera del computer.
Invece Magritte è morto questa notte, verso le tre, mentre finivo una tesina su Artaud.
Adesso albeggia. La morte ha sogghignato, gelida, sotto la pelle e le piccole piume.
E' stato orribile e inevitabile, quando, toccandolo, mi ha ricordato di come raggelò Mitch il Magnifico. Di come sogghignò più forte, con lui.
E' stato orribile guardarlo morto e rigido, quando un momento prima apriva gli occhi scuri  e grandi e tendeva il collo magro.
E' stato orribile sapere che è morto per la mia incompetenza.

AstroDelMattino

 

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Una Lily, quindi, un Fiore del Male.
Nel tempo libero, Milo di Scorpio.




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I brani inediti contenuti in questo Blog sono rigorosamente coperti dalla
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Credits

IMAGE Aioros, Aioria, Milo and Camus © Masami Kurumada from Saint Seiya.
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LAYOUT Kijo thanks Rucci thanks to Kijo XD
EDITING Photoshop CS2







[Bisbigli]





ATTENZIONE: QUESTA E' UNA COLONNA AD ELEVATO CONTENUTO PUBBLICITARIO



•°¤*¤°•


[Carlo Magno Pensava a Ben Altro]


Davanti al mio Re,
Davanti ai miei Pari
prometto
di battermi per Cristo e per Lui solo
e di proteggere gli innocenti e i deboli
dal Male
di questo mondo e dell'altro.
Sulla mia Spada,
Sul mio Nome,
Sul mio Onore
Io giuro.


Immagine di Carlo Magno pensava a ben altro
Autore: Scilla Bonfiglioli
Titolo: Carlo Magno Pensava A Ben Altro
Anno di pubblicazione:    2008
Edito da: Il Filo
Prezzo: 17 €




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*Astro del Mattino*
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Sito sul ciclo di cinque romanzi in realizzazione di cui fa parte Carlo Magno Pensava A Ben Altro. Informazioni sul romanzo, sul progetto e fansite

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Pagina in aggiornamento dedicata agli eventi riguardanti Carlo Magno Pensava A Ben Altro . Presentazioni, incontri, robe. <3


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[Visto che siamo in tema di robe da leggere ]








[50 LIBRI IN UN ANNO ]

LA SFIDA

Dumas – Il Conte di Montecristo (2)
Apollonio RodioLe Argonautiche
Hugo – Notre Dame de Paris
Hugo – L’uomo che ride
Dostoevskij – I Demoni
Dostoevskij – L’Idiota (2)
Balzac – Papà Goriot   
Mann – Romanzi brevi (3)
                               Tristano
                               Tonio Kroger
                                La Morte a Venezia
Goethe – Le Affinità Elettive
Pavese – Il diavolo sulle colline
Calvino – Il Castello dei Destini Incrociati
Anonimi – Inni Omerici
Calvino – Se una notte d'inverno un viaggiatore
Calvino – Le città invisibili
Calvino – I nostri Antenati (3)
                             Il Visconte dimezzato
                             Il cavaliere inesistente
                             Il Barone rampante

AdamsLa Collina dei conigli
Anais Nin – Il Delta di Venere
Gaiman American Gods
Tongzhi - Beijing Story  
Màrquez Occhi di cane azzurro
Màrquez - L'autunno del patriarca
Marlowe – Faust  
Hornby  - Alta Fedeltà
Palahniuk  - Fight Club
Lindqvist -  Lasciami entrare
Dario Fo – L’Amore e lo sghignazzo
Terzani – Un indovino mi disse
Hosseini – Il cacciatore d’aquiloni
Gaiman – Stardust
Nothomb – Né di Eva né di Adamo
Takahashi – Sayonara Ganster
Conrad – Cuore di tenebra
Petronio – Satyricon
Barbery – L’eleganza del riccio
Esiodo – Teogonia
Tolstoj – Anna Karenina
Aristofane – Commedie (4)
                            Aracanesi
                            Cavalieri
                            Nuvole
                            Veste
                            Pace
                            Gli uccelli
                            Tesmoforiazause

                            Lisistrata
                            Le rane
                            Ecclesiazuse
                            Pluto
Eugenides – Middlesex
Yourcenar– Le Memorie di Adriano
Miller – Il tropico del Cancro
Russell – Il collegio di S.Lucia