IN assurdità, progetto anglante

lì, sabato, 17 maggio 2008 ore 15:29

[ ...beh, il mio è infranto ]

 

I poeti sanno quanto la passione sia utile per pubblicare.
Ogni cuore infranto tira parecchie edizioni.

Oscar Wilde

Mi sono arrivate per mail le bozze di Carlo Magno pensava a ben altro. Sono sul mio desktop adesso e ho paura di guardarle. Dovrebbero essere quelle definitive.
Il punto è che sono ancora sotto shock per via di quello che è successo in proposito in questi mesi. E non so se riuscirò mai a riprendermi. E' stato un brutto colpo. Molto brutto. Del resto anche le creature più  audaci sono estremamente sensibili all'influenza di ciò che accade ai loro scritti.

E' cominciato tutto quando si è trattato di mandare il manoscritto in pubblicazione: il file decide di smettere di aprirsi nei computer della mia casa editrice. O meglio, si apre. Ma basta appoggiare il cursore del mouse per scatenare l'irreparabile: "Arrangiati, sfigato. Microsoft Word ha riscontrato un errore. E adesso ti chiudo il documento e non te lo aprirò mai più. MUAHUAHUAHUAHAUH!". Il cinguettio educato di Windows.
E vabbè, basta saperlo.
Se non che l'editor mi chiama, molto vicina alle lacrime. Le dico che nel mio computer si apre tutto senza problemi. Lei ci riprova. Word la bulleggia di nuovo.
Le dico di non preoccuparsi, tento di correggere io. Apro il mio file e Windows miagola: "Credi che sia così facile? Microsoft Word ha riscontrato un errore ANCHE qui. E adesso sei nella merda, dolcezza".
Ho fissato il monitor per venti minuti buoni, con la faccia da ebete meglio riuscita del mio repertorio. E, ottusamente, ho cercato di ripetere l'operazione di modifica documento. Non una volta. Dieci. Ottusamente.
Eh. L'unico documento in mio possesso del mansoscritto.
Avete presente una risata isterica? La mia è stata più isterica.
La mia fortuna è quella di avere vicino persone squisite che ospitano nei loro computer le mie cose. E io le amo mostruosamente per questa loro generosità: questo spettacolo di Gold Saint, per esempio, la cui importanza per Carlo Magno pensava a ben altro non finirò mai di sottolineare. Questa bellezza qui. O quest'altra meraviglia.
Loro ce l'hanno. E il loro si apre. Vero?
Certo. Ma, appena esternato il problema, anche i loro files smettono di aprirsi con repentina squisitezza.
Ah. Ma che meraviglia. Sto rasentando la disperazione e la ringhiera del mio balcone, quando la bellezza di cui sopra ha l'idea di convertire il suo inutilizzabile file in rtf. E con una trafila inimmaginabile di programmi, riusciamo ad aprirlo e a correggerlo. Becca su, Microsoft Word!

Tutto sembra procedere per il meglio. I pc della casa editrice riscono a leggere il formato rtf e mandano in stampa. Aspetto le bozze, per la correzione.
Solo che, due settimane dopo, non sono le bozze che mi arrivano. Sono tre scatoloni. Con un centianio di copie del romanzo dentro.
...un centinaio di copie piene di errori. E' evidente che le energie cosmiche si stanno opponendo alla realizzazione della pubblicazione. A supportare questa tesi, c'è anche la trafila con il premio Elsa Morante, di cui eviterò di parlare, altrimenti avreste un altro esempio di risata più isterica. é__è

Di fatto tutto adesso sembra risolto, a parte il centinaio di copie che soggiornano nella mia stanza. Ho rimandato una copia su cui ho fatto le correzioni e adesso mi hanno rispedito il manoscritto corretto, per un'ulteriore controllo. Che sto ritardando. Per puro terrore.
Come minimo appena clicco l'icona sul desktop esplode il pc.

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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The kiss of vanity blessed me
with a spiritual murder

 

IN assurdità, eroismi

lì, venerdì, 16 maggio 2008 ore 15:38

[ Puro Massacro - il colpo inferto ]

 

Immagino vi ricordiate di questo. Non è passato molto tempo, del resto.
Pur avendo rivoltato l'Ottava Casa, non ho trovato il manufatto malefico. Il motivo è molto semplice. Non era in casa mia. Mi hanno indotto in inganno in maniera ignobilmente oltraggiosa.
Sì, lo so, molti di voi lo avevano ipotizzato. Lo avevo ipotizzato anch'io, ma di quali altri indizi avrei potuto disporre? Dovevo continuare a cercare.
E dormivo serenamente quando, un paio di mattine fa, mi è stato recapitato un pacco dalla Dodicesima Casa. Un pacchetto piccolo, piatto e rettangolare.
Della stessa forma di un fumetto, sì.
Adesso Guru Guru Pon Chan è qui davanti a me, sulla scrivania. Non ho il coraggio di toglierlo dalla busta un'altra volta. Potrebbe espandere il suo mefitico cosmo in giro.
Quel che è certo è che non resterà qui a lungo, nel nome di Athena!

Aphrodite dei Pesci.
Hai vinto una battaglia, ma non la guerra. La mia vendetta non tarderà e sarà atroce. Scegli! O la follia o la morte! èOé
...adesso mi serve solo qualcosa di così crudele che faccia girare perfino la testa di Hades, con ammirazione.

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN fango che diventa luce

lì, mercoledì, 14 maggio 2008 ore 13:54

[ A New Day Is Begun ]

 

Per chi ha bisogno, adesso. Con amore.

Midnight
Not a sound from the pavement
Has the moon lost her memory?
She is smiling alone
In the lamplight
The withered leaves collect at my feet
And the wind begins to moan

Memory
All alone in the moonlight
I can smile at the old days
I was beautiful then
I remember the time I knew what happiness was
Let the memory live again

Every streetlamp
Seems to beat a fatalistic warning
Someone mutters
And the streetlamp gutters
And soon it will be morning

Daylight
I must wait for the sunrise
I must think of a new life
And I musn't give in
When the dawn comes
Tonight will be a memory too
And a new day will begin

Burnt out ends of smoky days
The stale cold smell of morning
The streetlamp dies, another night is over
Another day is dawning

Touch me
It's so easy to leave me
All alone with the memory
Of my days in the sun
If you touch me
You'll understand what happiness is

Look
A new day has begun

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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with a spiritual murder

 

IN assurdità

lì, lunedì, 12 maggio 2008 ore 23:14

[ Mia Nonna è un Mito ]

 

Mia nonna è una persona seria. Si è fatta una guerra mondiale per bene, fino in fondo. Ha avuto una figlia a vent'anni. Ha lavorato da quando ne aveva quattordici. Non ha avuto una vita facile. Per niente.
Quando parla lo fa con coscienza: riflette e mette giù le cose come stanno. Punto. Senza tergiversare o che. Una persona seria.
Solo che, se ti distrai, può essere fatale. Terribilmente fatale. Oggi, per esempio, ha quasi ucciso mio padre.
E' stato molto brutto.
Sono rimasta senza telefono in questi giorni. Mio padre lo stava appunto dicendo a mia nonna, chiacchierando del più e del meno, in giardino. Le ha detto che adesso ne ho uno nuovo. Un Nokia.
"Anche a me piacerebbe avere una bella Gnokia!" ha sospirato lei con rammarico, che ha un samsung mezzo scassato che non sa usare.
Mio padre ha quasi mangiato un geraneo, a quel punto, essendo molto provato nel corpo e nello spirito. Ha tutta la mia comprensione.
Anche perchè risale a quest'inverno soltanto l'ultimo tentativo di mia nonna di uccidere me. Una gatta randagia, che gira per il quartiere, usava venire a chiedere riparo nelle notti più rigide. Per riscaldarla, mio padre pensò di costruire una cuccia foderata di polistirolo sotto l'albicocco.
Mia nonna lo ascoltò attenta, gli occhi verdi brillanti, desiderosa di rendersi utile, nonostante rimbrottasse spesso all'idea di accollarsi la randagina. Dopo alcuni minuti, alle sue amiche sedute davanti ad un caffè bollente, decantò "il buon cuore di mio genero, che vuol fare alla gattina una cuccia di colesterolo."
Suscitando l'intenerita approvazione delle due signore, del resto.
"Scilla, dai, tira su i piedini," mi diceva quand'ero piccola "che la nonna deve passare il respirapolvere".
Capite?
Il RESPIRAPOLVERE. Mia nonna è un mito.
E come si era arrabbiata, quel giorno dell'undici settembre, quello tragico.
Quando tutti stavamo con gli occhi sgranati e il cuore in sospeso, senza ancora sapere cosa fosse successo davvero, davanti ai telegiornali.
"L'ha detto la televisione" disse inviperita. "Si sono buttati contro le torre con gli aerei, lo ha detto la televisione. Sono stati i cagacaze!"
...beh. Era vero.

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN assurdità, eroismi

lì, venerdì, 09 maggio 2008 ore 19:31

[ Puro Massacro ]

 

E' un torneo micidiale, uno scontro fratricida.
Quando è cominciato, nessuno di nè io nè Aphrodite avevamo la più pallida idea che sarebbe finita così.  ...non è vero, lo sapevamo. Ma nessuno di noi ha mai chiesto che il gioco diventasse così sporco.
La Guerra dei Mille Giorni è appena cominciata.


[ clicca per ingrandire ]

Ad onore del vero, è cominciata da diversi mesi. Ma la sfida era ancora contenuta. Non aveva raggiunto i margini di crudeltà e i picchi di sadismo di cui oggi ci gloriamo, in cui languiamo invocando l'aiuto divino.
Ad onore del vero, dicevamo, è iniziata per mano di questo specter che non si sa bene come - i fatti del mito, quelli che antecedono la leggenda, sono sempre avvolti nella nebbia del mistero - ha dato il via  a tutto mettendo l'oggetto della disputa nelle mani del Gold Saint della Dodicesima Casa.
In effetti non avrebbe potuto essere stato che Radhamanthys a dare inizio ad una cosa simile.

L'oggetto della disputa è Guru Guru Pon Chan. E credetemi se affermo, con tutta sicurezza, che non esiste sulla faccia della terra un argomento più futile per cui iniziare una Guerra dei Mille Giorni. Ma tant'è.
Per sbarazzarsi dell'ignobile fumetto - questo qui -

Aphrodite dei Pesci le ha tentate tutte. Ha provato a restituirlo a Radhamanthys. Senza successo. Ha tentato di rifilarlo a Camus dell'Acquario. Ma Camus, con la sua proverbiale freddezza, lo aveva già comprato, a suo tempo, raggelando sul posto le intenzioni del Gold Saint di Pisces.
Quando arrivò a me, Guru Guro Pon Chan era già il talismano di potere oscuro che è adesso. Era già leggenda. E fu così che Aphrodite tentò di raggirarmi. Facendomi credere che era un pegno di amicizia. Seh. Mi è bastata un'occhiata alla copertina per capire che se ne voleva disfare - e per capire PERCHE' se ne volesse disfare. Una sola occhiata.
Lo restituii. Me lo rimise tra le mani. Io lo rimisi tra le sue.
Me lo lanciò addosso.
Glielo lanciai di rimando.
Volò sulla testa di Camus, seduto accanto a me.
Finì in faccia a DeathMask di Cancer, accomodato vicino ad Aphrodite.
Poi tornò nelle mie mani. E poi ancora in quelle di Pisces.
Alla fine, lo dimenticammo sul tavolo della casa di Cancer.
Quando tornai a casa, il maledetto artefatto era nella mia borsa.

La mia vendetta fu implacabile, ma leggera: ho fatto sempre sfoggio di magnanimità quando l'avversario si dimostrava degno: così, all'incontro successivo, Aphrodite lo trovò nella sua borsa, troppo tardi per rifilarmelo.
All'incontro successivo, nonostante le precauzioni, me lo riportai a casa, nascosto con cura all'interno del libro del mio esame imminente. Fu questo ad indurmi a nasconderlo, in casa di Aphrodite, tra I Fiori del Male di Baudelaire e le liriche di Montale.
Il sibilò crudele di Aphrodite fu, non appena se ne accorse: "Se vuoi la guerra non hai che da chiederla, Scorpio."
Fui crudele, lo ammetto: ma non potevo permettere a quell'assurda battaglia di protrarsi troppo.
La mia idea era quella: lanciare un colpo abbastanza potente da tramortire l'avversario e farla finita.
Beh.
Fallii.

Il gioco salì di livello: alla stazione di Parma, poche settimane fa, Aphrodite mi guardava con amore strano, appena sulla porta del vagone. C'era in quello sguardo qualcosa di inquietante.
Il treno si approssimava alla partenza ormai. Fu in quel momento che il maledetto Gold Saint della Dodicesima Casa scelse per mettermi in mano Guru Guru Pon Chan.
Lo lanciai subito di rimando oltre la porta.
Aphrodite me lo rilanciò come se niente fosse. Il fumetto sfiorò di nuovo la nuca dell'innocente Gold Saint di Cancer, alla stazione con noi per accompagnarci entrambi, e planò con disinvoltura nei sottopassaggi che danno accesso ai binari.
Non posso definire la faccia di DeathMask in quel momento. Ma ho la certezza che possiate immaginarla. Posso dire che fece seguito una crisi respiratoria e che lo raccolsi a metà tra la banchina e il binario. E' ancora vivo, comunque.
Recuperai anche il manufatto diabolico e chiesi aiuto ad una fanciulla sul treno, affinchè lo portasse ad Aphrodite. Ma Pisces intuì le mie intenzioni e precedette la ragazza. Non ne ho la certezza, ma dal labiale penso l'abbia minacciata: sarebbe morta se avesse aperto il finestrino.
Quindi l'ho rifilato ad un ragazzo poco lontano. Lo sfaticato peòn, tuttavia, non attese pazientemente - come gli avevo ordinato - la partenza del treno per consegnare quella bomba ad orologeria. Il ritardato, con un sorriso deficiente sulla faccia zompò sotto i miei occhi allibiti - e quelli sconvolti di DeathMask - verso il vagone di Aphrodite e glielo mise davanti, felice di avere portato a termine la missione affidatagli da un Gold Saint. Cretino.
Dal finestrino era visibile ogni mossa. Aphrodite fulminò l'impavido peòn con lo sguardo, afferrò il fumetto e lo lanciò giù dal finestrino. Eviterò di descrivere anche la faccia del peòn, con la sicurezza che possiate immaginare anche il suo sgomento.
Soprattutto quando vide il volumetto ritornare indietro per la porta del treno, che Aphrodite cercava con tutte le proprie forze di bloccare con il piede. Riuscendo soltanto ad affibbiarmi una ginocchiata nello stomaco. Cose che capitano, quando si guerreggia.
Di fatto se lo tenne, Aphrodite, sornione come un gatto. E mentre DeathMask rantolva per terra tra i singulti, invocando che, per Athena, nessuno fermasse lo scontro tra Aphrodite dei Pesci e Milo di Scorpio, il treno prese a muoversi. Poco a poco sempre più veloce.
Il Gold Saint di Pisces sorrise. E una volta certo della propria vittoria lanciò Guru Guru Pon Chan ai miei piedi, scomparendo all'orizzonte verso la libertà.
Come avrei potuto perdonarlo per un simile affronto? Non avrei mai potuto.

Per questo la settimana dopo organizzai la mia vendetta: sotto i suoi occhi e quelli di Radhamantys della Viverna diedi spazio alla mia abilità drammatica nella scena madre migliore mai recitata: sembrava che avessi davvero dimenticato il malefico fumetto a casa.
Questo fece abbassare la guardia ad Aphrodite. Che non si aspettava, alle tre di notte del giorno seguente, di trovarselo davanti, tra il materasso e il cuscino, una volta scostate le coperte del suo letto.
Il grido lancinante del Gold Saint oltraggiato ha risuonato fino a Salonicco, credo.
E la mia soddisfazione fu altrettanto grande, pregustata con il silenzio complice di Camus dell'Acquario che aveva assistito al mio colpo speciale.
"TU SEI UN AUTENTICO BASTARDO, MILO DI SCORPIO". Fu il messaggio delle tre e cinque del mattino. Oh. Appagante.

La mia vittoria, tuttavvia, era destinata a durare poco.
Approfittando della mia ospitalità, non appena è rimasto solo sul mio divano, nottetempo, Aphrodite dei Pesci ha nascosto Guru Guru Pon Chan in casa mia.
Lo ha nascosto. Guru Guru Pon Chan. Lo ha nascosto. In casa. Mia.
E
non
mi
dice
dove
è.
Ho rivoltato le stanze una per una. Non dormo più. Guardo con sospetto i vicini come se fossero suoi potenziali complici. Non penso ad altro se non a trovarlo. Sono uno straccio.Mi sono ridotto ad invocare l'aiuto di uno specter. Che, ovviamente, non me lo darà.

(21.07) Milo di Scorpio: é__è tu sai dov'è.
(21.07) Milo di Scorpio: Dammi un indizio
(21.07) Milo di Scorpio: Non lo diremo a Pisces. é__è
(21.09)Radhamanthys: Cerca attentamente nel tuo cosmo *C*
(21.09) Milo di Scorpio: ...
(21.10) Milo di Scorpio: Non sei un cavaliere Jedi, Radha.
(21.10) Radhamantys: XDDDDDDDDD;;;;;;;;
(21.14) Milo di Scorpio: ...dov'è?
(21.14) Milo di Scorpio: *ESPANDE IL COSMO*
(21.14) Radhamanthys: non posso dirti niente ç_ç
(21.14) Milo di Scorpio: é__è Radha!
(21.14) Milo di Scorpio: *gli si appende*
(21.15)Radhamanthys: non posso, davvero! çOç
(21.17) Milo di Scorpio: ._. *sospiro strappalacrime*
(21.17) Radhamanthys: ç*ç

Questa cosa ci ucciderà tutti. Tutti.

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN ciò che resta degli imperi

lì, giovedì, 08 maggio 2008 ore 00:57

[cielo di vaniglia]

 

*CONTINUA DA QUI*

Facevo molta strada per arrivare allo studentato. A volte finivo le lezioni alla scuola di teatro, alle sette, e restavo in giro per il centro fino alle otto, l'ora fissata per l'incontro.
Mi sembrava tutto bellissimo, così com'era. Una mia bohème alla quale non avrei potuto rinunciare mai. Bologna è una città che non potrei definire: ci sono nata e cresciuta e, come tutte le città in cui si nasce e cresce, diventa troppo intima per poter essere osservata davvero.
Però alle sette il cielo era di vaniglia, prima del tramonto. L'aria era leggera. Attraversavo le strade principali fino al quartiere universitario: i portici di via Zamboni, ricoperti di offerte e richieste svolazzanti di appartamenti per studenti; piazza Verdi, sempre gremita di gente. Che fossero punkabbestia con i cani, poliziotti, studenti in manifetazione o musicisti e birra, poco importava.
Era gente. E finchè non scendeva la sera, finchè il cielo rimaneva di vaniglia, era gente amichevole.
Io passavo e scendevo nell'aria fresca e leggera, nel cielo che si scuriva poco a poco. C'è sempre, in via Zamboni, verso la fine, verso il 35 e il 38, tra il Dipartimento di Arti Visive e quello di Lettere e Filosofia, un buon odore come di pagine di libro vecchie e di incensi, che spesso i venditori si  fermano lì. E' un odore che fa parte di quelle serate come se le avesse costruite da solo, in un miraggio o in una visione. A sentirlo e a chiudere gli occhi, sembra di essere in una serata per poeti. Me lo portavo dietro nei capelli, sugli abiti.
A volte, invece, quando rincasavo nel pomeriggio, era mio padre a portarmi, la sera. Venti minuti di macchina, per lui era una seccatura. Però lo faceva. Metteva la musica nello stereo, a invadere dolcemente l'abitacolo, e mi lasciava dove poteva, che nel centro storico non si può entrare in automobile, se non sei residente.
Via Zamboni era scura e piena di ombre, a quell'ora, c'erano le luci dei locali e la loro musica. Le luci aranciate e l'odore di libri vecchi e incenso, che non se ne andava mai.
Amavo tutto con distrazione, il più delle volte, senza pensare.
Altre volte mi fermavo, invece, sulla porta dello studentato, tremante: che lo sapevo che prima o poi sarebbe finita. Che gli imperi crollano, prima o poi, tutti. E che restano da raccontare le storie, come questa. Mi chiedevo che storia sarebbe stata da raccontare - questa qui - una storia di poeti e vino, di luci e odori di pagine di libro e di incensi. Di cieli di vaniglia e di luci ambrate.
Sarebbe stata una bella storia.
E adesso che la  vedo non come la vedevo, dall'inizio alla fine, ma dalla fine all'inizio, adesso che è ferma e conclusa, posso dire che è una bella storia davvero. Ma lontana e impalpabile, come un cielo di vaniglia.
E fa impressione, adesso, pensare che è capitata a me. Che ho avuto un onore così grande.

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN riguardo a me

lì, giovedì, 01 maggio 2008 ore 17:29

*Milo frega cose a Camus* é_è

 

1. Your rock star name (first pet, current car) : CHICCA SILVER.
(La gatta si chiama Chicca perchè l'ho chiamata a quattro anni ed era la cosa più figa cui potevo pensare. Se l'avessi chiamata oggi sarebbe stata Salomè o qualcosa di simile e altisonante. Silver è la macchina. E' metallizzata. é__è Sì, è banale. E non avevo quattro anni. ._.; )

2. Your gangsta name (fave ice cream flavour, favourite type of shoe) : VANILLA SANDALS.
(Voglio una gang. Adesso.)

3. Your Native American name (favourite colour, favourite animal) : RED TIGER.
(Dio, com'è rossa. *visualizza*)

4. Your soap opera name (middle name, city where you were born) : SERENA BOLOGNA.
(Occhristoddioeathena! )

5. Your Star Wars name (the first 3 letters of your last name, first 2 of your first name) : BONSC.
( Nel caso, dirò di essere la principessa Leila.)

6. Superhero name (2nd favourite colour, favourite drink) : BLUE WHITE LADY.
(...che supereroe, eh? ò__o )

7. NASCAR name (the first names of your grandfathers) : CLAUDIO DANTE.
( questa è la NASCAR. Sono perplessa. )

8. Stripper name (the name of your favourite perfume/cologne/scent, favourite candy) : MAYBE CREAM
(ah, beh, allora... )

10. TV weather anchor name (your 5th grade teacher’s last name, a major city that starts with the same letter) : ANGELA ASTI 
( ò__o;;; )

11. Spy name (your favourite season/holiday, flower) : AUTUMN LILY
( Nome botanico. I servizi segreti vivono in serra.)

12. Cartoon name (favourite fruit, article of clothing you’re wearing right now)STRAWBERRY SKIRT
(....macheminchiadicartonesarebbe?!)

13. Hippie name (what you ate for breakfast, your favourite tree)TEA WILLOW.
(Un nome fantasy. éOè)

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN eroismi, vissi di arte

lì, mercoledì, 30 aprile 2008 ore 15:23

[ La profanazione e il blasfemo ]

 

Sì, il blasfemo per molto tempo è stato essenziale, ma bisogna vedere la differenza tra blasfemo e profanazione. Profanazione è non avere rapporto con il sacro, prenderlo in giro, utilizzarlo per obiettivi molto bassi: questa è la profanazione.
Il blasfemo è il momento del tremito. Si trema quando si incontra qualcosa che è sacro. Forse è già distrutto, distorto, deformato e comunque rimane sacro. Il blasfemo è un modo per ristabilire i legami perduti, per ristabilire qualcosa che è vivo. Sì, è come una lotta contro Dio per Dio, è una relazione drammatica fra il sacro e l'essere umano che vede tutte le distorsioni e, nello stesso tempo, vuole ritrovare qualcosa che è vivo. C'è una vecchia storia hindu molto istruttiva. Un saggio domanda al Dio: "Quante incarnazioni devo passare per essere liberato, se ti amo?". E il Dio risponde: "Sette". "E se ti odio?" domanda il saggio. "Tre soltanto, perchè in questo caso pensi sempre a me".
E' questo il blasfemo.
Nei paesi con una forte tradizione sacra o religiosa, come la Spagna, il blasfemo è molto sviluppato. Non c'è blasfemo se non c'è relazione con il sacro, è qui la chiave. La profanazione, al contrario, è non avere il senso del sacro.

Jerzy Grotowski, "Teatro e Storia", 20-21, 1998-9_

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN assurdità

lì, martedì, 22 aprile 2008 ore 15:28

[ Caramelldansen ]

 

Sto impazzendo. Da quattro giorni, più o meno a causa, ovviamente, di questi due Gold Saints. Chi altri potevano essere, del resto?
Sto imparando la Caramelldansen.
Non solo a ballarla, che già sarebbe grave - e la sto imparando in tutti i dodici stili, miei signori.
TUTTI
E
DODICI.

Ma anche perchè sto imparando a cantarla in svedese. Hah.
Comunque. Oggi ho iniziato a studiare seriamente. Ho appreso lo stile di Mu. Domani sarà il turno di Aldebaran. E così via per tutti e dodici i dorati fanciulli.
Dodici giorni di scalata al Santuario, altro che dodici ore.
Bronze Saints, siete dei dilettanti. 

Vi undrar är ni redo att vara med
Armarna upp nu ska ni få se
Kom igen
Vem som helst kan vara med
Så rör på era fötter
Oa-a-a
Och vicka era höfter
O-la-la-la
Gör som vi
Till denna melodi
Dansa med oss
Klappa era händer
Gör som vi gör
Ta ngåra steg åt vänster
Lyssna och lär
Missa inte chansen
Nu är vi här med
Caramelldansen
O-o-oa-oa...
Det blir en sensation överallt förstås
På fester kommer alla att släppa loss
Kom igen
Nu tar vi stegen om igen
S rör på era fötter
Oa-a-a
Och vicka era höfter
O-la-la-la
Gör som vi
Till denna melodi
Så kom och
Dansa med oss
Klappa era händer
Gör som vi gör
Ta några steg åt vänster
Lyssna och lär
Missa inte chansen
Nu är vi här med
Caramelldansen

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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IN pensieri notturni, inciampi

lì, lunedì, 21 aprile 2008 ore 01:02

[ Mezzo Corpo ]

 

Quando la vocina negli altoparlanti è risuonata per tutto l'intercity - le cose più assurde ti succedono sull'intercity: se prendi un regionale o un eurostar andrà tutto bene - il contenuto del messaggio è stato più o meno questo: "A causa di un investimento nella stazione di Modena, il treno rimarrà fermo nella stazione di Rubiera a tempo indeterminato". Erano le undici di sera. Sarebbe ripartito ottanta minuti dopo.
In quegli ottanta minuti ho dormito.
Ho letto tre volte un fumetto orribile sotto tutti i punti di vista ( è la stroria di un cane che diventa donna in un modo assurdo per conquistare un ragazzo ) e che è al centro di una sfida tra me e questa creatura.
Ho dato più di un'occhiata al mio vicino di poltroncina, vestito come uno sfigato, ma che sotto i vestiti non lo sembrava affatto.
E, ricorrentemente, pensavo che "A causa di un investimento" a meno che i treni non fossero abituati a giocare in borsa, sembrava essere una motivazione piuttosto macabra.
Molto macabra.
Il fatto è che episodi del genere non sono nemmeno poco frequenti. Gli investimenti. Che poi si traducono per lo più in persone che si gettano più o meno spontaneamente sotto i treni.
Episodi del genere non sono poco frequenti e il più delle volte capitano a Modena.
Che bello.
Ottanta minuti alla stazione di Rubiera.
Poi l'intercity tenta una mossa audace e riparte. Dando sfoggio di una velocità da ghepardo, tra le altre cose: andrei più veloce a piedi.
Cinque minuti così poi si ferma di nuovo. Di nuovo.
Io, che non ho intenzione di iniziare quel fumetto ancora una volta e che sono in principio di ipotermia - ho sempre freddo, ultimamente -  mi alzo e veleggio verso il finestrino.
Avvicino il viso al vetro e metto le mani a coppa ai lati del viso per vedere nel buio dall'altra parte.
E lo vedo.
Lo  vedo bene.
Mi rendo conto di essere impallidita perchè mi vedo riflessa sul vetro che ha dietro la notte, e che ho fatto due passi indietro.
Il treno si è fermato in una posizione davvero strategica: guardo giù e, dal buio, emerge un mezzo corpo umano. Mezzo, tranciato a metà sulla linea perfetta della rotaia. Dove sia l'altra metà io questo non lo so. E' un uomo o una donna? Quanti anni ha? Perchè sono passati ottanta minuti e quel corpo è ancora lì, più al freddo sicuramente di quanto lo sia il mio? Quel mezzo corpo.
Immagino che viso possa avere e quanto grandi potessero essere le sue mani, senza alcun motivo. C'è solo un braccio, in quel mezzo corpo, e non vedo la mano, nel buio. Immagino lo schianto che può averlo ridotto in quelle condizioni. Chissà se si è buttato. Perchè, poi? Magari ci pensava da un po', oppure è stato l'impulso di un momento. Com'è possibile che un treno ti tagli in quel modo perfetto, con la nettezza con cui ti recide dal mondo? Penso cose sciocche e ignobili, perchè non sono mie e non è rispettoso guardare chi è morto in quel modo così netto e che è ancora dimenticato accanto alle rotaie.
Ho indietreggiato ancora, credo, ma i treni sono quelli che sono e più che aderire con la schiena al vetro dello scompartimento dietro di me, poco ho potuto fare.
Sotto, ai binari, si sono avvicinati al corpo un uomo e una donna. Tutti e due con i giubbetti arancioni del pronto intervento o di robe simili.
Lei ha spiegato un lenzuolo, guardando in basso con distacco. Sì, insomma, chissà quanti ne ha visti. Ne ha passato un lembo al collega. Hanno coperto insieme quei poveri resti e lui ha alzato lo sguardo distrattamente al treno che aveva davanti. Mi ha visto credo. Dopotutto io ero alla luce quanto loro nel buio. Mi è parso - ma non potrei dirlo con certezza - mi è parso che mi guardasse vacuo, come a dire che le cose vanno anche così, che è una merda un po' tutto e che anche se il mondo gira ancora, insomma, è un po' desolante.
A me è venuto da vomitare. Non guardavo per curiosità, gli avrei voluto dire. Anche se probabilmente rimanevo lì per quello. Per il fascino orribile di una morte così netta e crudele. Delle domande che mi faceva bussare alla mente ancora intorpidita dal sonno, da un fumetto stupido, dal mio bel vicino di posto in abiti da sfigato. A chiedermi se alla fine avevo visto davvero quel corpo spezzato o lo avevo immaginato soltanto. Ma allora cosa c'era sotto quel lenzuolo bianco che aveva la potenza di uno schiaffo, in tutto quel buio?
Immaginavo ancora che faccia potesse avere, sotto al lenzuolo o altrove. Se era morto buttandosi e chiudendo gli occhi, come chi si tuffa da uno scoglio, o se li avesse aperti e stolidi come la bocca, spalancata nell'impatto.
Il treno è andato avanti con la sua velocità da ghepardo, che a scendere sarei andata più veloce a piedi - non che brillassi d'entusiasmo all'idea di scendere, in realtà - ed è passato in quel territorio franco di surrealismo che è Modena di notte. C'erano donne in lacrime sul primo binario. Avevano un velo colorato in testa e panni stretti intorno al corpo. C'era la polizia e qualcuno con giubbetti arancioni e l'aria stanca. Poi il treno è ripartito, sfibrato.

Sincerely yours ~ AstroDelMattino

 

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